The Chemical Brothers – Star Guitar

Il video descrive un viaggio come lo si vede dal finestrino di un treno, sola che la posizione di ogni elemento che si scorge nel paesaggio è esattamente in sincrono con la musica. Ogni traccia sonora è illustrata da una componente del paesaggio che fa la sua presenza ogni volta che quel dato suono è udito. Man mano che la canzone si fa più elaborata, il paesaggio diverrà sempre più complesso.
Le riprese sono state effettuate (con una telecamera digitale) in differenti orari della giornata al fine di ottenere diverse gradazioni cromatiche e di luce. Il lavoro in post produzione è durato molti mese per ottenere, ad esempio, che al suono delle tastiere corrispondesse l’ammassarsi del fumo.
Recensione tratta da: Soundsblog.it

C’era una volta la mitica “Ferrovia delle Dolomiti”

Per 43 anni, il trenino bianco-azzurro della Ferrovia delle Dolomiti, ha costituito il principale mezzo di collegamento tra il Cadore, Cortina e la Val Punteria, nato nei tormentati anni della Grande Guerra, quando gli opposti eserciti, per le proprie necessità di rifornimento, diedero vita a rudimentali ferrovie da campo. Prima a vapore a poi a trazione elettrica, contribuì allo sviluppo sociale e turistico delle zone,
In treno perfettamente inserito nel paesaggio alpino: era bello vederlo passare d’estate attraverso verdi prati per poi infilarsi nei boschi, mentre d’inverno, arrancando con fatica e semisepolto dalla neve lo spettacolo era sublime.
Nata in 2 tronconi separati, la ferrovia da campo, durante l’inverno 1918 — 1919, si trovava in completo stato di abbandono, e per evitare che le opere ed i materiali si deteriorassero, il Genio Militare della IV armata decise di intervenire completando l’intero tracciato, costruendo ponti, gallerie e stazioni.
La linea Calalzo-Cortina-Dobbiaco a scartamento di m 0,95, lunga Km. 65 veniva così attivata e gestita dall’autorità militare il 15 Giugno 1921 con trazione a vapore. Dal I Gennaio 1923 la gestione passo al Regio Circolo Ferroviario di Bolzano, fino al Giugno del 1924, quando passò alla neonata società per la Ferrovia delle Dolomiti (SFD). L’azienda entrò così in piena attività e si preparò ad ulteriori perfezionamenti, tanto che con l’aumento del traffico, decise per l’elettrificazione della linea. I lavori iniziarono nell’Aprile del 1928 e il I Luglio del 1929 iniziava il regolare servizio a trazione elettrica.
Le elettromotrici e le vetture nuove, moderne, pulite e ben illuminate davano ai turisti una sensazione di piacevole confort, rispetto ai precedenti viaggi con trazione a vapore.
Negli anni ’30 era classificata la migliore ferrovia italiana a scartamento ridotto.
Purtroppo nel Maggio 1964, quasi all’improvviso ne veniva decretata la soppressione, per motivi politico-economici, ignorando l’importanza culturale e turistica di tale opera, che avrebbe potuto servire da richiamo per la valorizzazione dell’ambiente interessato.
L’ho percorsa a piedi nel Settembre 1991 e posso solo dire che non aveva nulla da invidiare a tante ferrovie private Svizzere, il panorama dolomitico è unico, specialmente nel tratto Dobbiaco-Cortina che attualmente viene utilizzato come pista da sci di fondo.
Una linea bellissima, a mio parere il sopprimerla è stato un’ errore imperdonabile, che solo amministratori miopi ed imbecilli potevano commettere.
Video 2: dal Km.42 a Calalzo

Naufragio a Milano

Naufragio a Milano

Integrazione, parola amara
collocamento… in mezzo al cemento,
orario fisso e frastuono nella testa
Questo è il paese , ragioniere
uomini, donne, bambini
tutti ragionano a tutte le ore

Io come posso ragionare,
come posso ragionare,
se ragiono mi vien da piangere anche cento, mille lacrime
devo dimenticare il sole, il mare e le acque chiare
devo dimenticare l’erba e la voce antica del silenzio
del vico e la caccavella o il putipù. E come posso ragionare.

Ah questo naufragio a Milano senza una barca e anche senza il mare
e tu dici: stasera usciamo, e dove?
Vie sconosciute e figure ignote, lampade al neon, Carmela cara,
torniamo a casa, ragazza mia, che non mi piace.

E zitti senza ragionare, e come posso ragionare,
se ragiono gli occhi piangono anche cento, mille lacrime,
non ci resta che l’amore, questo disperato, antico, eterno amore,
si spegne la luce, la branda che cigola nella nottata fredda
tutti i mali nostri fa passare… E come posso ragionare…

Questo naufragio a Milano,
ha un nome: Emigrazione,
emigrazione significa terrone
e poi terrone vuol dire fame
vuol dire stanchezza vuol dire figli
vuol dire paese volato via vuol dire nostalgia.

Io come posso ragionare, come posso ragionare,
se ragiono mi vien da piangere anche cento, mille lacrime
non ci resta che l’amore, questo disperato, antico, eterno amore,
si spegne la luce, la branda che cigola nella nottata fredda
tutti i mali nostri fa passare… E come posso ragionare…

[1975]
Testo e musica di Paolo Conte
Lyrics and music by Paolo Conte
Album: Paolo Conte vol. 2

La stazione

La stazione

Il mio arrivo nella città di N.
è avvenuto puntualmente.

Eri stato avvertito
con una lettera non spedita.

Hai fatto in tempo a non venire
all’ora prevista.

Il treno è arrivato sul terzo binario.
E’ scesa molta gente.

L’assenza della mia persona
si avviava verso l’uscita tra la folla.

Alcune donne mi hanno sostituito
frettolosamente
in quella fretta.

A una è corso incontro
qualcuno che non conoscevo,
ma lei lo ha riconosciuto
immediatamente.

Si sono scambiati
un bacio non nostro,
intanto si è perduta
una valigia non mia.

La stazione della città di N.
ha superato bene la prova
di esistenza oggettiva.

L’insieme restava al suo posto.
I particolari si muovevano
sui binari designati.

E’ avvenuto perfino
l’incontro fissato.

Fuori dalla portata
della nostra presenza.

Nel paradiso perduto
della probabilità.

Altrove.
Altrove.
Come risuonano queste piccole parole.

Wislawa Szymborska

Moni Ovadia presenta ‘Binario 21′

Ora mercoledì 6 ottobre · 20.00 – 22.30
Luogo Cinema Lumière
Azzo Gardino 65
Bologna, Italy

Cineteca di Bologna

Maggiori informazioni

BINARIO 21
(Italia/2010) di Felice Cappa (90′)

Al termine, incontro con Moni Ovadia, Paolo Carmignani e Marcello Corvino
momi
Un binario sinistro, il numero 21 della stazione di Milano. Da lì partivano i treni diretti ad Auschwitz. Lì si incontrarono Liliana Segre e Yitzhak Katzenelson, autore del poema, nascosto in una bottiglia e ritrovato dopo la sua morte, Il canto del popolo ebraico massacrato. Moni Ovadia, che descrive l’orrore attraverso la poesia di Katzenelson, e Liliana Segre deportata all’età di tredici anni, si muovono nella scenografia nuda e spoglia del famigerato binario, dove quei treni verso l’inferno passavano tra l’indifferenza generale.

Nell’ambito della rassegna ‘Il vizio della memoria’:
http://www.cinetecadibologna.it/vizio_memoria_2010

Ingresso (biglietto unico): Euro 6,00

The Train Song – Nick Cave and The Bad Seeds

Tell me how long’s the train been gone?
Tell me how long’s the train been gone?
And was she there?
And was she there?
Tell me how long’s the train been gone?

Tell me how many coaches long?
Tell me how many coaches long?
What did she wear?
And what did she wear?
Tell me how many coaches long?

Tell me when did the whistle blow?
Tell me when did the whistle blow?
And did she tie her hair?
And did she tie her hair?
Tell me when did the whistle blow?

Traduzione:
Dimmi quanto tempo il treno è andato?
Dimmi quanto tempo il treno è andato?
E lei era lì?
E lei era lì?
Dimmi quanto tempo il treno è andato?

Dimmi quanti allenatori tempo?
Dimmi quanti allenatori tempo?
Cosa indossare?
E che cosa indossare?
Dimmi quanti allenatori tempo?

Dimmi quando ha fatto il colpo fischietto?
Dimmi quando ha fatto il colpo fischietto?
E lei legare i capelli?
E lei legare i capelli?
Dimmi quando ha fatto il colpo fischietto?

IL TRENO – New Trolls

FS è il nono album in studio dei New Trolls, pubblicato nel 1981 su etichetta discografica Fonit Cetra.
In esso si nota il ritorno alla forma concept già sperimentata con Senza orario senza bandiera: qui il filo conduttore è rappresentato dal treno, da cui il titolo.
Si tratta del primo album registrato dopo l’abbandono di Giorgio Usai e Giorgio D’Adamo.