Ivano Fossati “Treno Di Ferro” – brano composto da Ivano Fossati – tratto dal CD “La Disciplina Della Terra” – edizioni musicali il volatore srl – sony music
Buonanotte
buonanotte che vado
vado e non c’è appello
e nemmeno l’omrello trovo questa notte
così vado anche se piove
anche se dietro le nuvole è tutta luna nuova
vado senza di te
vado senza di te.
Coraggio fratelli miei
il cappotto che vado
che vado avanti
vado senza di lei
tu stai in gamba che vado
come dicono di là dal mare
abbi cura
abbi cura di te.
Che anche quest’ora passerà
come una notte di campagna
quest’ora passerà
se vorrò bene al mio sogno
come a un abito di fiamma
quest’ora passerà.
Sono i mesi del vento
l’uomo che sogna
l’asino che vola
e tutto il resto che va.
È che là fuori
c’è un treno di ferro
con il cuore di calce
il soffio di acido e veleno
una valanga d’amore contro un bicchiere d’aceto
dopo l’ultimo bacio
prima del fischio del treno.
Tu non confondere il sapere col sospetto
e quest’ora passerà
come una notte di campagna
o come il tempo tutto
quest’ora passerà.
Sono i mesi del vento
l’uomo che sogna
l’asino che vola
e il tempo tutto che va.
È che là fuori
c’è un treno di ferro
con il cuore di calce
il soffio di acido e veleno
una valanga d’amore contro un bicchiere d’aceto
dopo l’ultimo bacio
prima del fischio del treno.
Ivano Fossati I Treni a Vapore:
Io la sera mi addormento
E qualche volta sogno
Perche’ voglio sognare
E nel sogno stringo i pugni
Tengo fermo il respiro
E sto ad ascoltare
Qualche volta sono gli alberi
d’Africa a chiamare
Altre volte sono vele spiegate a navigare
Sono uomini e donne, piroscafi e bandiere
Viaggiatori viaggianti da salvare
Tra le citta’ importanti io
mi ricordo Milano
Livida e sprofondata per sua stessa mano
E se l’amore che avevo non
sa piu’ il mio nome
E se l’amore che avevo non
sa piu’ il mio nome
Come i treni a vapore
Come i treni a vapore
Di stazione in stazione
E di porta in porta
E di pioggia in pioggia
E di dolore in dolore
Il dolore passera’
Io la sera mi addormento
E qualche volta sogno
Perche’ so sognare
E mi sogno i tamburi
Della banda che passa
O che dovra’ passare
Mi sogno la pioggia fredda dritta sulle mani
I ragazzi della scuola che
partono gia’ domani
E mi sogno i sognatori che
aspettano la primavera
O qualche altra primavera
da aspettare ancora
Tra un bicchiere di miele e un
caffe’ come si deve
Questo inverno passera’
E se il mio amore di ieri non
sa piu’ il mio nome
E se il mio amore di ieri non
sa piu’ il mio nome
Come i treni a vapore
Come i treni a vapore
Di stazione in stazione
E di porta in porta
E di pioggia in pioggia
E di dolore in dolore
Il dolore passera’
Nei villaggi di frontiera guardano passare i treni
le strade deserte di Tozeur
Da una casa lontana tua madre mi vede
si ricorda di me delle mie abitudini
E per un istante ritorna la voglia di vivere
a un’altra velocità
Passano ancora lenti i treni per Tozeur
Nelle chiese abbandonate si preparano rifugi
e nuove astronavi per viaggi interstellari
In una vecchia miniera distese di sale
e un ricordo di me come un incantesimo
E per un istante ritorna la voglia di vivere
a un’altra velocità
Passano ancora lenti i treni per Tozeur
Nei villaggi di frontiera guardano passare
i treni per Tozeur
(da Wikipedia)
« E per un istante ritorna la voglia di vivere a un’altra velocità »
(I treni di Tozeur)
I Treni di Tozeur è una canzone composta da Franco Battiato, Giusto Pio e Rosario Cosentino.
Con questa canzone, cantata in duo da Battiato e da Alice, nel 1984 l’Italia partecipò all’Eurofestival raggiungendo il quinto posto con 70 punti. Nelle votazione ricevette dodici punti da Spagna e Finlandia.
L’omonimo 45 giri, sempre nella versione eseguita in duo, risultò al ventesimo posto tra i più venduti del 1984 (questa versione è rimasta per quasi vent’anni inedita su album ed è poi comparsa su CD nella raccolta Alice Studio collection)
Battiato ne inserì successivamente una versione solista nel suo album Mondi lontanissimi del 1985. Nella raccolta destinata al mercato anglosassone Echoes of Sufi Dances ne compare una versione in inglese, con il titolo di The Trains of Tozeur e in una raccolta in lingua spagnola, Ecos de Danzas Sufi, viene eseguita una versione in castigliano intitolata Los trenes de Tozeur. Entrambe le versioni sono interpretate dal solo Battiato.
Alice ne ha prodotto nel 1987 e nel 2000 due versioni con un arrangiamento totalmente diverso, includendole rispettivamente negli album Elisir e Personal Juke Box.
La canzone fa riferimento a Tozeur, cittadina tunisina, una delle prime oasi nel deserto dopo Douz. La città è circondata da un lago salato (cit. «distese di sale…») le cui esalazioni in estate portano i viandanti a vedere miraggi. Se un tempo si parlava di carovane nere all’orizzonte oggi quei miraggi possono essere visti appunto come treni all’orizzonte.
Questo brano fa parte anche della colonna sonora del film di Nanni Moretti “La messa è finita” (1985)
Esiste anche un cover in Finlandese (“Juna Turkuun” – I Treni di Turku) cantanta dall’artista finlandese Seija Simola.
Non so che viso avesse, neppure come si chiamava,
con che voce parlasse, con quale voce poi cantava,
quanti anni avesse visto allora, di che colore i suoi capelli,
ma nella fantasia ho l’immagine sua:
gli eroi son tutti giovani e belli,
gli eroi son tutti giovani e belli,
gli eroi son tutti giovani e belli…
Conosco invece l’epoca dei fatti, qual’ era il suo mestiere:
i primi anni del secolo, macchinista, ferroviere,
i tempi in cui si cominciava la guerra santa dei pezzenti
sembrava il treno anch’ esso un mito di progresso
lanciato sopra i continenti,
lanciato sopra i continenti,
lanciato sopra i continenti…
E la locomotiva sembrava fosse un mostro strano
che l’uomo dominava con il pensiero e con la mano:
ruggendo si lasciava indietro distanze che sembravano infinite,
sembrava avesse dentro un potere tremendo,
la stessa forza della dinamite,
la stessa forza della dinamite,
la stessa forza della dinamite..
Ma un’ altra grande forza spiegava allora le sue ali,
parole che dicevano “gli uomini son tutti uguali”
e contro ai re e ai tiranni scoppiava nella via
la bomba proletaria e illuminava l’ aria
la fiaccola dell’ anarchia,
la fiaccola dell’ anarchia,
la fiaccola dell’ anarchia…
Un treno tutti i giorni passava per la sua stazione,
un treno di lusso, lontana destinazione:
vedeva gente riverita, pensava a quei velluti, agli ori,
pensava al magro giorno della sua gente attorno,
pensava un treno pieno di signori,
pensava un treno pieno di signori,
pensava un treno pieno di signori…
Non so che cosa accadde, perchè prese la decisione,
forse una rabbia antica, generazioni senza nome
che urlarono vendetta, gli accecarono il cuore:
dimenticò pietà, scordò la sua bontà,
la bomba sua la macchina a vapore,
la bomba sua la macchina a vapore,
la bomba sua la macchina a vapore…
E sul binario stava la locomotiva,
la macchina pulsante sembrava fosse cosa viva,
sembrava un giovane puledro che appena liberato il freno
mordesse la rotaia con muscoli d’ acciaio,
con forza cieca di baleno,
con forza cieca di baleno,
con forza cieca di baleno…
E un giorno come gli altri, ma forse con più rabbia in corpo
pensò che aveva il modo di riparare a qualche torto.
Salì sul mostro che dormiva, cercò di mandar via la sua paura
e prima di pensare a quel che stava a fare,
il mostro divorava la pianura,
il mostro divorava la pianura,
il mostro divorava la pianura…
Correva l’ altro treno ignaro e quasi senza fretta,
nessuno immaginava di andare verso la vendetta,
ma alla stazione di Bologna arrivò la notizia in un baleno:
“notizia di emergenza, agite con urgenza,
un pazzo si è lanciato contro al treno,
un pazzo si è lanciato contro al treno,
un pazzo si è lanciato contro al treno…”
Ma intanto corre, corre, corre la locomotiva
e sibila il vapore e sembra quasi cosa viva
e sembra dire ai contadini curvi il fischio che si spande in aria:
“Fratello, non temere, che corro al mio dovere!
Trionfi la giustizia proletaria!
Trionfi la giustizia proletaria!
Trionfi la giustizia proletaria!”
E intanto corre corre corre sempre più forte
e corre corre corre corre verso la morte
e niente ormai può trattenere l’ immensa forza distruttrice,
aspetta sol lo schianto e poi che giunga il manto
della grande consolatrice,
della grande consolatrice,
della grande consolatrice…
La storia ci racconta come finì la corsa
la macchina deviata lungo una linea morta…
con l’ ultimo suo grido d’ animale la macchina eruttò lapilli e lava,
esplose contro il cielo, poi il fumo sparse il velo:
lo raccolsero che ancora respirava,
lo raccolsero che ancora respirava,
lo raccolsero che ancora respirava…
Ma a noi piace pensarlo ancora dietro al motore
mentre fa correr via la macchina a vapore
e che ci giunga un giorno ancora la notizia
di una locomotiva, come una cosa viva,
lanciata a bomba contro l’ ingiustizia,
lanciata a bomba contro l’ ingiustizia,
lanciata a bomba contro l’ ingiustizia!
Riusciremo a farcela anche noi a trenta secondi dalla fine?
A trenta secondi dalla fine è un film di Andrei Konchalovsky del 1985, con Jon Voight, Eric Roberts, Rebecca De Mornay, Kyle T. Heffner, John P. Ryan, T.K. Carter, Kenneth McMillan, Stacey Pickren, Walter Wyatt, Edward Bunker. Prodotto in Israele, USA. Durata: 111 minuti.
LA PROXIMA ESTACION
(Argentina/2008) di Fernando E. Solanas (115′)
Dopo aver indagato le cause del disastro indicandone i colpevoli (“Memoria del saqueo”), rappresentato le forme di resistenza e solidarietà sociale fra le vittime (“La dignidad de los nadies”), essere entrato in cantieri navali, siti industriali, laboratori di ricerca, università, raccogliendo le testimonianze di tecnici, lavoratori, scienziati, nuovi eroi di una possibile riscossa (“Argentina latente”) con “Próxima estación” ‘Pino’ Solanas giunge al quarto capitolo del suo poderoso affresco documentario sull’Argentina post-2001, puntando il suo sguardo sulla crisi del trasporto pubblico.
Un viaggio nell’universo dei trasporti argentini: dalle privatizzazioni selvagge che all’inizio degli anni Novanta hanno decimato i treni interurbani e i voli provinciali costringendo migliaia di persone a emigrare in città e facendo impennare il numero degli incidenti stradali, all’appassionante “marcia di conquista” del territorio compiuto dalle ferrovie prima e dalle compagnie aeree poi a partire dal 1857. Se le promesse di maggiore efficienza e modernità legate alla privatizzazione sono rimaste sulla carta, la confusione tra pubblico e privato permane: i treni vennero privatizzati e ridotti dell’80% perché in perdita, ma lo scopo dei servizi pubblici è creare profitti o essere di utilità alla comunità?
Tutto il film è pubblicato su Youtube, eccovi i primi dieci minuti:
DANTE DE ANGELIS – IL FERROVIERE LICENZIATO NELL’AGOSTO 2008 DA TRENITALIA PER AVERE DENUNCIATOLA MANCANZA DI SICUREZZA DEI TRENI EUROSTAR E’ STATO REINTEGRATO NEL SUO POSTO DI LAVORO .
Dante De Angelis, il macchinista che prestava servizioaldeposito locomotive di Roma-San Lorenzo, fu licenziato dopo che le Ferrovie lo accusarono didi aver reso dichiarazioni “contrarie alla verità” sudi un episodio risalente al 14 luglio 2008, , quando, a Milano, un Etr senza passeggeri si «spezzò» mentre veniva trasferito dall’officina della Martesana alla stazione centrale. Secondo de Angelis intervistato sul caso da un cronista di Reporter, lo «spezzamento» doveva essere considerato come un incidente potenzialmente molto pericoloso in quanto campanello d’allarme della questione della scarsa manutenzione,progettazione e dei controlli sugli Etr. La sentenza del giudicedel lavoro oltre a dichiarare nullo il licenziamento, ha condannato Ferrovie a pagare le spese di giudizio.
A Dante De Angelisva il mio saluto e augurio a nome di tutti i sostenitori della battaglia per il ripristino della Sicignano-Lagonegro